FRIDA KAHLO: UN’ANIMA CONTESA DALLA VITA E DALLA MORTE

Frida Kahlo ha segnato lo spirito di parecchie donne oltre che la storia della pittura messicana.

Simbolo della forza fisica, emotiva e mentale che una donna racchiude nello scrigno della propria anima.

La Vita di Frida Kahlo

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderòn nasce in Messico, a Coyoacàn, il 6 luglio 1907 in una casa blu cobalto, figlia di Guillermo Kahlo e di Matilde Calderòn.

I primi ricordi di Frida sono legati alla rivoluzione messicana, che portò la famiglia a dover ipotecare la casa, vendere mobilia e porcellane e ospitare saltuariamente pensionati.

La sua compagna di vita era Cristina, sua sorella minore, più piccola di lei di soli 11 mesi.

Cristina era più carina, mentre Frida aveva quella “strana bellezza”, atipica e inconsueta, caratterizzata da sopracciglia folte e unite, che attiravano l’attenzione. 

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Aveva una forte personalità, era molto intelligente, passionale e aveva una notevole predisposizione al comando.

Il suo calvario clinico inizia a soli 6 anni, quando fu colpita dalla poliomelite che, oltre a costringerla a letto per diversi mesi, la rese introversa al punto di inventarsi un’amica immaginaria.

Riuscì a guarire dalla malattia, ma la segnò profondamente anche nel fisico, lasciandogli la gamba destra più sottile e corta della sinistra.

Nonostante ciò, Frida sviluppò un animo ancora più avventuroso e forte, sfidando i suoi limiti fisici e non dimostrando mai il suo dolore.

Il Rapporto col padre

Nonostante fosse un padre severo, Guillermo aveva con le figlie uno splendido rapporto, specie con Frida.

In lei si rivedeva totalmente; essendo un noto fotografo, la portava con sé ai servizi fotografici, insegnandole la tecnica della fotografia.

Gli insegnamenti del padre portarono la piccola Frida a sviluppare una forte sensibilità artistica.

Nelle sue opere, la pittrice, ritrasse spesso il padre, la sua casa ed il resto del nucleo familiare, questo è significativo per capire quanto fosse importante per lei la famiglia.

Gli studi a Città del Messico

A 15 anni Frida iniziò un corso di preparazione alla scuola di medicina a Città del Messico.

Questo allontanò la sua quotidianità dalla sua casa natale di Coyoacàn e dalla sua famiglia, ma il rapporto con loro rimase comunque fortissimo.

Nella scuola emerse il suo lato ribelle, non conforme alle regole e alle norme.

La ragazza, pur indossando con orgoglio la divisa scolastica, si rifiutava di aderire alle norme, rispondeva a tono ai professori, ma educatamente e, nonostante i richiami, non cambiò mai il proprio comportamento.

In questo periodo entrò a far parte di un movimento studentesco chiamato “Los Cachuchas” (i baschetti), chiamati così proprio a causa del copricapo che indossavano.

In un’epoca in qui tutti indossavano il cappello di paglia, indossare un basco esprimeva, appunto, il rifiuto a conformarsi alle norme sociali nel tempo.

Qui conobbe il Cachucha Alejandro Gòmez Arias, il leader del gruppo, con quel condivideva, oltre che gli ideali ribelli, anche una storia di amore e desiderio.

Durante gli anni della scuola di preparazione, Frida non manifestò alcun interesse per una carriera artistica, il suo obiettivo era diventare medico.

Tuttavia, la sua creatività la avvolgeva come un vortice, disegnava schizzi e scarabocchiava ovunque.

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L’incidente che segnò la Vita e la Carriera Artistica di Frida

Il 17 settembre 1925, Frida e Alejandro, usciti da scuola, si trattennero a Città del Messico per una passeggiata.

Persero il primo tram, perché la ragazza si rese conto di non trovare più l’ombrello e quindi indugiarono nel cercarlo, dovendo prendere la corsa successiva.

Il tram in questione era molto affollato, ma i ragazzi riuscirono comunque a sedersi nei posti in fondo.

Ad un certo punto della corsa, il mezzo usci fuori dai binari schiacciando i passeggeri contro l’angolo di un edificio fino a squarciarsi.

Inizialmente Frida non si rese conto delle gravi ferite riportate: era in fin di vita.

Uno dei corrimano del tram le si era conficcato nell’addome, inoltre si ritrovò con la pelle ricoperta dalla polvere d’oro, che era in un sacchetto tenuto da un altro passeggero.

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“Elegante ed Iridescente come un Dipinto”

Appariva quasi come un dipinto, elegante ed iridescente, ma quell’incidente, atroce e dolorosissimo, recò a Frida fratture multiple alla colonna vertebrale e al bacino.

Le causò inoltre la rottura di una clavicola, due costole e la gamba destra, la distruzione del piede destro, la spalla sinistra lussata e l’impossibilità di avere figli.

Era in fin di vita, ma Frida si aggrappò ad essa come un bambino appena nato si aggrappa al dito della mano della madre.

Questa esperienza la costrinse a passare un mese in ospedale e poi proseguì la sua convalescenza nella Casa Blu, condizionando le sua scelte future e la sua idea di maternità.

Una volta a casa, la ragazza fu sistemata in un letto col baldacchino e accudita con cura dalle sorelle a dai genitori.

Frida era convinta che nessuno riuscisse a capire fino in fondo il dolore che provava.

E’ in questo momento che, grazie all’aiuto dei genitori, iniziò a dipingere.

Il padre attaccò uno specchio al baldacchino del letto e le regalò dei colori, mentre la madre le ordinò un cavalletto speciale che le permetteva di dipingere da sdraiata.

Lo specchio portò la ragazza a studiare sè stessa e a realizzare i suoi famosissimi autoritratti.

Frida si rimise presto in piedi, aveva perso diversi mesi di scuola e le spese mediche gravarono sulla condizione economica, già pessima, della famiglia Kahlo.

Fra una ricaduta e l’altra, la pittrice subì cure di ogni genere, al limite della tortura.

Indossò per mesi e mesi corsetti di gesso e busti di cuoio e metallo. In questi periodi di cure, costretta a letto, Frida continuò a dipingere e ad aggrapparsi alla vita.

Frida e Diego

Fu negli anni degli studi in medicina, prima del traumatico incidente, che iniziò l’attrazione di Frida per Diego Rivera, pittore messicano dalla forte personalità e idee politiche ben precise, lontane da quelle del contesto attuale al periodo in questione.

APPROFONDIMENTI SU DIEGO RIVERA

Era proprio questo che attraeva Frida, l’essere anticonformista di Diego, ignorando che un giorno sarebbe diventata sua moglie.

Non si riprese mai del tutto dall’incidente.

Nonostante i postumi delle ferite, le periodiche ricadute e i continui dolori, Frida iniziò a dedicarsi agli elementi fulcro della sua drammatica vita: la Pittura, la Politica e Diego

Nel 1927, in veste di fotografa ufficiosa, Frida si unì al Partito Comunista e inizio a documentare le attività del partito e i murales di Diego Rivera.

Il primo incontro tra Diego e Frida avvenne durante uno dei soliti scherzi organizzati dalla ragazza e dai suoi amici, quando il pittore messicano stava lavorando ad un murale nella scuola preparatoria frequentata da quest’ultima.

Dettata da un forte senso del dovere nei confronti della famiglia, Frida andò a cercare Diego Rivera per chiedergli un parere spassionato e sincero sulla sua arte, in modo da capire se lei avesse potuto, un giorno, guadagnarsi da vivere con i suoi quadri e non continuare a pesare sull’economia familiare.

Diego restò colpito dalla schiettezza e dalla forza di quella ragazza zoppa e minuta e dalle sue opere.

Infatti Rivera, colse in quei dipinti una forte forza espressiva, e consigliò alla ragazza di continuare a dipingere.

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Il corteggiamento e la travagliata storia d’amore

Fu da qual momento che iniziò il corteggiamento fra i due e, nonostante i matrimoni falliti, i tradimenti e numerosi figli di Diego, Frida decise di sposarlo con rito civile il 21 agosto 1929, contro il parere della sua famiglia e soprattutto della madre.

Diego sosteneva Frida e la sua arte e teneva molto al suo parere e ai suoi commenti.

In questo periodo, la produzione pittorica della pittrice subì l’influenza di Rivera, infatti, all’introspezione tipica delle sue opere si affiancò un richiamo all’arte popolare messicana e, quindi, i colori divennero più corposi e luminosi.

Una coppia improbabile

La coppia che si formò era, da molti, considerata improbabile; lei aveva 22 anni, era gracile, minuta e di famiglia cattolica; lui aveva il doppio dei suoi anni, era alto e grasso, era giunto al suo terzo matrimonio, era ateo ed un noto donnaiolo.

Frida era totalmente diversa dalle precedenti mogli e amanti di Diego e, per questo, si impose su tutte.

La pittrice era consapevole dell’infedeltà del marito e fu abbastanza permissiva, anche perché, pure lei si concesse diversi amanti, sia uomini che donne.

Il loro rapporto andava oltre la vita di marito e moglie, andava oltre la vita sessuale, condividevano la passione per l’arte e la politica.

Frida non aveva mai chiesto fedeltà al marito, l’unica cosa che aveva chiesto era la “lealtà”.

La loro vita di coppia attraversò diverse difficoltà.

Diego venne espulso dal partito comunista, ed i coniugi si isolarono e rinunciarono ad importanti amicizie della loro cerchia sociale.

Frida subì numerosi aborti ed era impossibile per lei portare a termine una gravidanza, a causa della malformazione del suo bacino, questo fu motivo di infinità tristezza e, altrettanta forza, che accompagnarono tutta la vita dell’artista.

Frida si sentiva profondamente messicana e lo dimostrava pure nell’abbigliamento.

Sfoggiava con orgoglio le sue origini messicane ed indigene, indossando gioielli vistosi, fiori tra i capelli, lunghe gonne e camicie ricamate, con le quali riusciva a nascondere le sue cicatrici e menomazioni.

Questo modo di apparire, forte e colorata, entrò a far parte della sua immagine facendola emergere come l’unica donna messicana che si vestiva così nella scena intellettuale e artistica dell’epoca.

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Il ritorno in Messico, le Case Gemelle e gli ultimi anni di vita di Frida

Dopo una serie di viaggi fruttuosi in America e lo scandalo con i Rockfeller, la coppia si trovò a litigare per mesi.

Diego non voleva rientrare ma, a dispetto della sua volontà, senza commissioni all’orizzonte e senza soldi, decisero insieme di rientrare in Messico.

Una volta rientrati i coniugi si trasferiscono nelle case-studio dette “gemelle”, progettate e costruite appositamente per loro, non distanti dalla casa della famiglia di Frida.

Si trattava di due case, appunto gemelle, squadrate, in cemento armato, che al primo piano ospitavano uno studio molto luminoso, per via dei finestroni alti fino al soffitto sui tre lati della stanza, collegate tra loro da uno stretto ponticello e corredati da una scala esterna per ogni edificio, che seguivano il modello e la filosofia di Le Corbusier.  

OPERE E PROGETTI DI LE CORBUSIER

Difficoltà personali e professionali della coppia 

Qui Frida e Diego vissero una serie di difficoltà personali e professionali.

Lui incolpava lei del loro ritorno in Messico, le commissioni scarseggiavano e non erano ben retribuite, inoltre il trasferimento lo aveva debilitato privandolo delle energie.

Lei, d’altra parte, aveva dovuto subire altre torture mediche, un altro aborto e l’amputazione della punta delle dita del piede “malato”.

Il periodo di infelicità trovò il suo culmine quando, nel 1934, Frida scoprì che Diego la tradiva con Cristina, la sua amata sorella.

Quell’episodio spiacevole per la pittrice non fu una semplice scappatella come le altre, ma una mancanza di lealtà che portò alla rottura del rapporto per parecchi mesi.

In questo periodo Frida tentò di rifarsi una vita, ma si lasciò andare terribilmente, tagliò i capelli e iniziò a bere molto più del solito, trascurando se stessa e la sua malattia.

Dopo un anno di buio, decise di perdonare la sorella, perché amava tantissimo i suoi nipoti e pensava che la sua compagnia ed il suo aiuto le avrebbero permesso di andare avanti alla meno peggio.

Dopo anni di viaggi, lettere, tresche, diversi amanti, etc., Frida si rese conto che amava Diego più della sue stessa vita.

Decise quindi di perdonarlo, impostando la loro vita di coppia in maniera “aperta”; infatti, entrambi avevano storie extraconiugali.

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“Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… Il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego.” 

In questo periodo la produzione artistica di Frida fu molto proficua e, la pittrice, era orgogliosa e soddisfatta di poter essere economicamente indipendente da Diego.

Difatti riuscì ad esporre le sue opere sia a New York che a Parigi, riscuotendo un grande successo.

Al suo rientro in Messico, Frida e Diego divorziarono e la pittrice, lasciò la “casa gemella”, e si trasferì nella Casa Blu.

La sua salute, però, come sempre non la aiutava, e peggiorò ulteriormente: lei per combattere il dolore e la disperazione si rifugiò nell’alcool e nel fumo.

Questo nuovo crollo fisico di Frida portò Diego a preoccuparsi e a volerle stare nuovamente vicino, infatti, le chiese di sposarla per la seconda volta ma con la sola regola di dover accettare la sua infedeltà.

Frida accettò a due condizioni: la prima che sarebbero rimasti finanziariamente indipendenti contribuendo a metà alle spese di casa, la seconda che non avrebbero più avuto rapporti sessuali.

Diego acconsentì e i due si risposarono l’8 dicembre 1940.

“L’Amore? Non so.

Se include tutto, anche le contraddizioni e il superamento di sè stessi, le aberrazioni e l’indicibile, allora sì, vada per l’amore. 

Altrimenti, no!”

Dal 1943, Frida lavorò come insegnante, invitando gli studenti a fare lezione a casa sua a causa del suo peggioramento di salute, finché non riuscì più a sostenere la situazione.

Frida si sottopose agli ennesimi interventi e pratiche mediche che la fecero stare in ospedale immobile per parecchi mesi, tanto che trasformò la sua camera in un piccolo clone della sua amata Casa blu.

La sua unica mostra personale in Messico, in vita, fu organizzata nel 1953 nel mesi aprile.

Era intuibile che Frida non sarebbe vissuta ancora a lungo, quindi il medico le vietò di parteciparvi, perché la sua salute era troppo precaria, ma la pittrice non volle perdersela.

Arrivò alla mostra in ambulanza e assistette alla sua mostra su di un letto collocato in mezzo alla galleria.

Nello stesso anno Frida perse una gamba a causa della cancrena, per lei fu l’ennesimo colpo.

“I piedi a cosa mi servono, le ho la ali per volare?”

Cercava sempre di farsi forza e di sorridere alla vita, combatteva ogni giorno con i demoni e i dolori che la dominavano.

Prima di morire scrisse sul suo amato diario:

“Spero che l’uscita sia gioiosa, e spero di non tornare mai più”.

La sua morte fu una sorpresa per tutti.

Nessuno credeva che la forza e la grinta l’avrebbero mai abbandonata, ma il suo animo subì un discesa dalla quale non riuscì a tornare indietro.

Frida morì nel suo letto, compagno di una vita, nella Casa blu il 13 luglio 1954 e dispose di essere cremata.

“Sono stata sdraiata troppo tempo”.

Ciò sconvolse Diego, che decise di chiudere, per circa 15 anni, alcune stanze della Casa blu frequentati quotidianamente da Frida.

Poi Diego morì e, nonostante la sua volontà di essere cremato e di mescolare le sue ceneri a quelle di Frida, venne seppellito nella rotonda degli uomini illustri.

Nel 1958 la Casa Blu è diventata il primo Museo Frida Kahlo aperto al pubblico.

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La produzione artistica di Frida Kahlo

La produzione artistica di Frida Kahlo ha subito l’influenza di tutti gli avvenimenti della sua “maledetta” vita.

I suoi quadri trasudano dolore fisico ed emotivo che straziano l’animo di chi li osserva, infatti, non sono capiti e apprezzati da molti.

La cruda realtà che dipinge in maniera così forte e aggressiva, spesso, disturba l’occhio e la sensibilità dell’osservatore.

Per capire ed apprezzare le sue opere, bisogna immedesimarsi con il suo dolore, bisogna quasi vivere, chiudendo gli occhi, l’atroce vita della pittrice.

L’incidente, le cicatrici, l’impegno politico, la famiglia, l’aborto, l’impossibilità di avere figli, i viaggi con Diego, la casa blu cobalto e il Messico sono presenti in tutti i suo quadri.

Ad ogni di dolore corrisponde un’intensa produzione pittorica che ritrae la sua vita, le sue sofferenze, il suo corpo spezzato dentro e fuori.

Fare un elenco della sua produzione artistica è alquanto riduttivo e quasi impossibile.

Per questo vi invito a visitare una sua mostra o a documentarvi sulle sue opere, il mio parere sarebbe troppo di parte.

Frida Kahlo è un’anima contesa dalla vita e dalla morte 

“La pioggia…
Sono nata sotto la pioggia.

Sono cresciuta sotto la pioggia.

Una pioggia fitta, sottile… una pioggia di lacrime.
Pioggia continua nell’anima e nel corpo.

Sono nata con lo scroscio della pioggia battente.

E la morte, la Pelona mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto.

Ho vissuto da sepolta ancora in vita, 
prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita.

Molte volte sono stata sigillata dentro bare di ferro e gesso, ma… io resistevo, 
ascoltavo il mio respiro e maledicevo il lerciume del mio corpo devastato.

Ho imparato nella pioggia a sopravvivere: alla barbarie di una vita spezzata, 
a me stessa dolorante e, infine, a Diego”.

Con le stesse parole di Frida, possiamo riassumere sua la vita.

La vita di una guerriera contesa dalla vita e dalla morte, con un piede nella fossa, il cuore e il corpo in frantumi, ma col sorriso di chi vuole vivere ancora.

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