IL MOSTRO DI BOLZANO

Marco Bergamo, conosciuto come “il mostro di Bolzano“, fu un serial killer italiano condannato per l’omicidio di cinque donne.

Tutti gli omicidi avvennero nell’arco di 10 anni, più precisamente tra il 1985 e il 1995.

Una volta arrestato, il killer negò l’assassinio di due delle vittime, sostenendo l’esistenza di un serial killer ben più pericoloso di lui.

Il Mostro di Bolzano

Marco Bergamo nacque il 6 agosto 1966. Era un bambino timido e introverso a causa di alcuni problemi di linguaggio, dell’obesità e la psoriasi.

A tredici anni cominciò a collezionare coltelli, portandosene sempre uno con sé.

Il mostro di Bolzano viveva una vita apparentemente tranquilla, sempre accanto ai suoi amati genitori.

Marco lavorava come carpentiere e, eccessiva timidezza a parte, sembrava una persona totalmente normale.

Il primo omicidio avvenne il 3 gennaio 1985.

Il mostro di Bolzano, foto presa da “la voce del trentino.it”.

I primi omicidi del Mostro di Bolzano

La sua prima vittima fu Marcella Casagrande, una studentessa quindicenne. La ragazzina venne uccisa con un coltello, colpita alla decima vertebra della colonna vertebrale e poi sgozzata.

Da questo omicidio vennero fuori alcuni tratti caratteriali del killer, come la grande padronanza delle armi e la conoscenza del corpo umano. 

Solo sei mesi dopo l’assassinio della giovane, Marco uccise Annamaria Cipolletti, un’insegnante 41enne che la sera lavorava come prostituta.

La vittima ricevette 19 colpi d’arma contundente, venne privata dell’intimo e accanto al suo corpo furono lasciati mozziconi di sigaretta e preservativi (sia usati che non). Sul corpo non vi era alcun segno di violenza sessuale.

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Sette anni dopo

Successivamente il mostro si prese una pausa di sette anni, per poi tornare all’attacco con l’omicidio di Renate Rauch, una giovane prostituta.

Il corpo della vittima venne rinvenuto in un parcheggio, portava i segni di un’arma da taglio. Dopo i funerali, sulla tomba della ragazza fu ritrovato un biglietto con su scritto: “mi spiace ma quello che ho fatto, doveva essere fatto e tu lo sapevi: ciao Renate! Firmato MM“.

La quarta vittima del mostro fu Renate Troger, una prostituta che aveva ingenuamente accettato un passaggio in auto dal suo aguzzino.

Il corpo della ragazza venne scannato e ricevette 14 coltellate.

L’ultima delle vittime si chiamava Marika Zorsi, anch’essa prostituta, uccisa con 28 coltellate.

Una serie di omicidi destinata a fermarsi…

Accanto al corpo di Marika, venne trovato uno specchietto retrovisore. Le forze dell’ordine fermarono così una macchina senza specchietto che si accingeva a lasciare Bolzano, guidata da un certo signor Marco Bergamo. Accanto al sedile del guidatore vennero ritrovate macchie di sangue, nel baule il documento della vittima. L’uomo venne immediatamente arrestato.

Il processo

Marco Bergamo venne processato, a lui fu dedicata una puntata della trasmissione “un giorno in pretura”.

Durante il processo l’uomo negò di aver ucciso la seconda e la quarta vittima, sostenendo che al mondo vi è un serial killer più pericoloso di lui.

Nonostante ciò fu condannato per tutti e cinque gli omicidi poiché erano avvenuti con le stesse modalità.

Gli inquirenti ritennero il mostro capace di intendere e di volere, così il giudice lo condannò a quattro ergastoli e 30 anni di carcere.

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Ma perché tutta questa violenza?

Dalle indagini emersero i lati caratteriali più oscuri di Marco: era un feticista, esibizionista, assiduo consumatore di materiale pornografico, ma allo stesso tempo era impotente.

L’uomo uccideva poiché dagli omicidi traeva godimento, nella sua testa ammazzando una donna, distruggeva il suo più grande nemico, la sua più grande paura.

In seguito al processo, il padre di Marco Bergamo s’impiccò.

Il mostro di Bolzano morì il 17 ottobre 2017, dopo esser entrato in coma a seguito di un’infezione polmonare.

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Redazione Web Magazine | The Minutes Fly

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