LA SAPONIFICATRICE DI CORREGGIO

In Italia non sono pochi i casi di serial killer famosi, i quali hanno ispirato negli anni il mondo della musica, del cinema, della letteratura e del teatro. Ma esiste un caso di cronaca nera così inquietante, da essere divenuto famoso in tutto il mondo! Un caso così cruento che sconvolse il globo nonostante gli anni bui della guerra. Si tratta della storia della “Saponificatrice di Correggio” , Leonarda Cianciulli.

La Saponificatrice di Correggio

Leonarda Cianciulli (conosciuta nel mondo come la “Saponificatrice di Correggio“) nacque a Montella il 14 aprile del 1894. Ultima di sei figli, raccontò di aver vissuto un’infanzia infelice a causa del disprezzo che la madre nutriva nei suoi confronti.

Leonarda era una bambina epilettica, nata da una violenza sessuale che costrinse la mamma a un matrimonio riparatore.

Nella sua autobiografia (confessioni di un’anima amareggiata) Leonarda scrisse di aver provato più volte il suicidio durante l’infanzia, ma ancora oggi si pensa che tutto ciò che la donna raccontò in quel libro, furono storie inventate dai suoi avvocati.

La saponificatrice di correggio - the minutes fly- web magazine

Nel 1917 la Cianciulli si sposò con l’uomo che amava, facendo infuriare i suoi genitori i quali avevano per lei scelto un altro partito.

La madre di Leonarda decise così di lanciare una tremenda maledizione sulla figlia: “Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi“.

Da quel momento in poi le due donne chiusero il loro rapporto, ma una serie di tragici eventi convinsero la Cianciulli dell’effettivo funzionamento di quella maledizione.

Tanta sofferenza

Leonarda rimase incinta 13 volte, dopo tre aborti spontanei tutti gli altri bambini morirono in culla.

A quel punto il dolore della donna fu così grande da indurla a far intervenire una strega locale, la quale l’aiutò a dare alla luce quattro sanissimi figli.

L’amore che la saponificatrice nutriva per i suoi bambini era immenso, loro erano tutto il suo mondo e per difenderli sarebbe arrivata a compiere gesti estremi.

Cominciò quindi a studiare astrologia e magia, in modo da poter affrontare da sola possibili futuri sortilegi.

L’inizio della Saponificatrice di Correggio

La famiglia della Cianciulli si trasferì svariate volte in paesi diversi, nei quali la donna era sempre vista come una “malafemmina“.

Leonarda ricevette varie condanne per reati minori, tra i quali minaccia a mano armata.

A causa di un violento terremoto, nel 1930 l’intera famiglia di trasferì a Correggio. Qui la donna provò a cambiare vita, riuscendo ad essere benvoluta e stimata dai vicini di casa, i quali vedevano in lei la “brava donna fascista“.

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Il marito tuttavia, non riuscendo a provvedere adeguatamente alla famiglia, gettò ogni sua frustrazione nell‘alcool.

Leonarda cominciò a vendere mobili ed abiti, offrendo anche servizi di chiromanzia ed astrologia. In casa sua accoglieva quindi molte persone, soprattutto donne che volevano rifarsi una vita.

L’abbandono del marito

Nel 1939 il marito abbandonò la famiglia, quel gesto portò la Cianciulli ad aggrapparsi disperatamente ai quattro figli.

La bimba più piccola frequentava l’asilo delle suore, uno dei maschi prestava servizio militare di leva, l’altro era uno studente.

Il suo primogenito (il figlio prediletto) studiava all’Università di Milano, ma con la guerra in corso rischiava di essere richiamato al fronte. Questo fece sprofondare Leonarda in una profonda depressione, che la portò a compiere sacrifici umani in cambio della vita del figlio.

Gli omicidi

La Cianciulli credette di aver visto la Madonna apparirle in sogno, suggerendole di versare sangue innocente per salvare la vita all’amato figliolo. Ma non solo, in sogno le apparve anche la madre che minacciava di prendersi la vita dei quattro adorati figli.

Il primo omicidio avvenne il 17 dicembre del 1939, quando l’assassina attirò in casa sua Faustina Setti, una 70 enne in cerca del vero amore.

La Cianciulli disse all’amica che le aveva trovato un amante a Pola e che l’avrebbe aiutata a raggiungerlo.

Non appena Faustina entrò in casa della killer, venne uccisa a colpi d’ascia.

Il suo corpo fu sezionato in 9 parti e bollito nella soda caustica, mentre il sangue venne fatto seccare e utilizzato per preparare dolci da offrire agli ospiti di casa Cianciulli.

Ma ancora…

Il 5 settembre del 1940 avvenne il secondo sacrificio, quando la saponificatrice attirò in casa sua Francesca Clementina Soavi.

La donna era un’insegnante d’asilo insoddisfatta del proprio lavoro, così quando Leonarda le promise un posto presso un collegio femminile, la seguì senza porsi troppe domande.

La spietata killer la convinse a scrivere delle lettere ai parenti (in modo da non creare troppi sospetti) poi la freddò.

Dopo la morte di Francesca, fu il primogenito della Cianciulli a spedire le lettere ai parenti.

L’ultima vittima fu Virginia Cacioppo, una nota ex soprano, alla quale l’assassina promise un impiego a Firenze come segretaria di un impresario teatrale.

Dopo averla uccisa, la Cianciulli ebbe qualche difficoltà a disfarsi del corpo grasso della cantante, ma riuscì a realizzare molte saponette da regalare agli ospiti e i dolci più buoni mai mangiati.

Un piano quasi perfetto

Dopo la scomparsa delle tre donne, a Correggio cominciarono a circolare numerosi pettegolezzi.

La cognata di Virginia Cacioppo decise di denunciare la scomparsa della cantante, così la Cianciulli fu la prima sospettata per aver avuto contatti con tutte le donne scomparse.

Quando la polizia arrivò a casa della saponificatrice, la donna aggredì gli inquirenti e finì dietro le sbarre. Inizialmente si rifiutò di collaborare, ma non appena venne indagato anche il figlio cominciò a svelare poco alla volta dettagli sugli omicidi.

Confessò l’assassinio della Cacioppo e rivelò come distrusse il corpo nella soda caustica. Successivamente riferì anche gli altri due omicidi e di aver sia mangiato personalmente i corpi, che di averli offerti sotto forma di saponette e pasticcini

Il processo della Saponificatrice di Correggio

Nel carcere di Reggio Emilia, Leonarda Cianciulli tentò più volte il suicidio, fallendo ogni volta.

Il 12 giugno del 1946 ebbe luogo il processo vero e proprio, durante il quale la donna andò in obitorio dove dimostrò di sapersi sbarazzare da sola di un cadavere in 12 minuti.

Venne dichiarata seminferma mentale secondo le teorie di Lombroso e condannata a 30 anni di carcere (più tre da scontare in un manicomio).

Dopo l’entrata nell’ospedale psichiatrico, la Cianciulli non ne uscì più se non tramite una bara.

La donna morì nel manicomio di Pozzuoli il 15 ottobre del 1970.

Una suora che l’aveva in cura raccontò di come amasse preparare dolci per tutte le pazienti, ma nessuna avesse mai coraggio di assaggiarli.

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Redazione Web Magazine | The Minutes Fly

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