I POSTI PIÙ INFESTATI D’ITALIA – SPECIALE HALLOWEEN

Per festeggiare halloween abbiamo deciso di parlarvi dei posti più infestati che abbiamo mai visitato. Non di rado mi capita durante i nostri viaggi di imbatterci in luoghi abbandonati dal passato torbido. Si tratta di posti attorno ai quali ruotano spaventose leggende riguardanti il paranormale, storie di spiriti inquieti che quando erano in vita non trovavano pace… una serenità negata anche dopo la morte.

Ecco quindi a voi i 3 posti più infestati d’Italia + 1 extra.

I POSTI PIÙ INFESTATI D’ITALIA

Numero 1: L’Ex Manicomio Infantile di Aguscello

Uno dei posti più infestati d’Italia ci porta in Emilia-Romagna. Ci troviamo ad Aguscello, una piccola frazione di Ferrara che conta appena 535 abitanti. Questo paesino esiste dal 990, ma era praticamente sconosciuto a chiunque, fino ai giorni nostri. Aguscello è infatti famoso grazie alla presenza al suo interno dell’ex ospedale psichiatrico infantile, e per essere uno dei posti più infestati del bel paese. Si dice infatti, che la struttura sia ancora abitata dai bambini che vennero torturati in vita dal personale dell’ospedale.

L’ospedale era gestito da suore, donne crudeli che non avevano particolarmente a cuore la salute dei piccoli ospiti. I piccoli si trovavano spesso “abbandonati” all’interno del manicomio, e quando erano sotto la sorveglianza di persone adulte venivano sottoposti alle peggiori torture.

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Si dice che dall’ultimo piano dell’edificio provengano le urla e pianti dei bambini… questo piano, ospitava al tempo, un bambino di nome Filippo (o Davide), che dopo essere impazzito si gettò dalla finestra. Si pensava, che fosse proprio l’anima di questo piccolo ospite, a far girare le giostrine che fino a poco tempo fa si trovavano ancora al piano terra della struttura (giostre che sono state vendute ad una compagnia teatrale).

Nonostante tutte queste affascinanti storie, il motivo della chiusura di questo ospedale, rimane sconosciuto.

Numero 2: Case Scapini

Cosa c’è di più inquietante dei borghi infestati? Un borgo infestato dai bambini, come quello di Case Scapini. Di questo borgo purtroppo non si sa molto, la realtà storica ci porterebbe a pensare che i suoi abitanti lo abbiano abbandonato durante l’era del “boom economico” per dirigersi verso zone più ricche e vicine alla città. Il paese si è svuotato in pochissimo tempo, quasi per magia, e da allora nessuno ha più abitato quelle casette. Tuttavia ben presto attorno al borgo di Case Scapini cominciarono a circolare numerose leggende, volte a spiegare quell’abbandono improvviso.

La prima leggenda

La prima leggenda ci dice che una mattina, gli abitanti del villaggio, trovarono accanto al fiume il corpo di una giovane pastorella orrendamente mutilata prima della morte (alcuni pensarono da un orso, altri da una strega). Chi abitava il borghetto decise di traslocare lasciandosi alle spalle le mura di casa, divenute ormai pericolose per sé ed i propri figli. 

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La seconda leggenda

La storia più famosa si colloca invece negli anni della seconda guerra mondiale. Secondo gli avventurieri che hanno provato a passare la notte nel paese fantasma, durante le ore più buie, dalle mura delle case provengono grida e pianti strazianti. A piangere e gridare sarebbero le vittime di un eccidio compiuto dai tedeschi, le cui anime sembrerebbero non aver mai abbandonato il luogo della loro dipartita. In molti sono convinti che gli abitanti del borgo siano stati costretti ad abbandonarlo poiché una notte, le urla dei bambini divennero così forti e così cariche di dolore da essere insostenibili. Tutti lasciarono in fretta e furia la propria casa, incapaci di rivivere ogni giorno un evento così doloroso e sanguinolento.

La terza leggenda

Un’ultima leggenda attribuisce le urla e i pianti provenienti dalle case, a sette orfanelli, abbandonati dai loro genitori durante lo spopolamento del villaggio. I piccoli, incapaci di provvedere a sé stessi, sarebbero morti di fame e di stenti. I loro spiriti inquieti abiterebbero ancora quelle vecchie mura, e ogni notte li si sentirebbe gridare disperatamente in cerca dei genitori.

Numero tre: Villa De Vecchi

Ma ora spostiamoci in Lombardia, dove si pensa ci sia uno dei luoghi più infestati AL MONDO, Villa De Vecchi. Le leggende su questo luogo particolare prendono vita quando la villa incontra Aleister Crowley, fondatore dell’occultismo. Si pensa che la casa abbia assunto il suo particolare colore rosso grazie ai riti praticati dall’uomo, poiché utilizzava spesso intrugli di colore rosso scarlatto oltre a circondarsi di donne dalla chioma rossa. Molti affermano che dopo la partenza di Crowley, alcuni suoi seguaci rimasero nella villa e svolsero un rituale satanico. Il rito non andò a buon fine, due persone furono straziate e un’altra sparì poiché posseduta dal demonio.

Oltre a questo, in tanti giurano che avvicinandosi alla villa si possano udire pianti e lamenti di donna. Essi apparterebbero all’amante del conte De Vecchi, morta nella villa… Oppure a sua moglie e sua figlia. Ciò che quasi tutti avvertono avvicinandosi a questa casa, è il suono di un pianoforte, unico oggetto rimasto nella villa. Si pensa che nessuno abbia mai avuto il coraggio di portarlo via da lì proprio grazie alla melodia ottocentesca che si può udire passeggiando attorno alla vecchia dimora.

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Extra: Lo Sciamano della Morte – Storia Vera

Siamo all’interno di una delle case più inquietanti ed allo stesso tempo affascinanti d’Italia, la casa della morte. Le strade di campagna, le pecorelle, un bellissimo ruscello e un micro boschetto attorniano questo luogo inquietante dal triste passato. Ma, tenetevi forte, perché ora non parleremo di fantasmi o esseri sovrannaturali… vi parlerò di un uomo, e di come la mente umana compia alle volte gesta assai più spaventose di una qualsiasi leggenda paranormale.

Il proprietario di questa casa era un mago… o meglio un santone, o uno stregone. Almeno, questo era ciò che professava. In realtà non era altro che un misero criminale. Millantava potenti abilità in grado di spezzare fatture, guarire alcuni mali e purificare dalla sfortuna. Ogni volta che un ingenuo disperato entrava in casa sua, il santone praticava finti riti esoterici per poi farsi pagare profumatamente.

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Ph Veronica Zinnia.

Questi riti erano praticati in una stanza particolare della sua casa, decorata con teschi, bambole inquietanti ed una statua ad altezza naturale del tristo mietitore. I misfatti dell’uomo non si limitavano alla truffa: una volta ultimato il rito fasullo, l’uomo somministrava alle ignare vittime intrugli particolari che le inducevano in uno stato di semi coscienza. Quando le vittime dormivano, il santone le violentava ripetutamente. 

Privava le vittime di ogni dignità

Quel delinquente non solo privava le sue vittime dei propri averi, ma anche della loro dignità. Fortunatamente il bugiardone venne smascherato e prontamente arrestato, e la villa da allora venne abbandonata. Tuttavia, quella casa porterà per sempre impresse su di se le gesta del suo ultimo proprietario… letteralmente. Si, perché lo stregone fece dipingere due affreschi sulla facciata anteriore della dimora. Vicino a quei due, possiamo trovarvi anche una piccola incisione di due persone che si baciano con la scritta “l’amore non è peccato”… una sorta di monito per chi si apprestava a varcare la soglia dell’abitazione.

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